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Storia e Obbiettivi
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Anno 1994... quando internet era per pochi!

In un giorno primaverile del 1994 (non ricordo quale), girava per le vie del centro un uomo con una pesante borsa piena di volantini: li distribuiva alle persone che incrociava. Passavo di lì per caso e ne presi uno. "Sarà la solita pubblicità" pensai.  Buttai uno sguardo distratto, per capire cosa si reclamizzasse. Era, invece, una lettera aperta, scritta da lui: riportava pensieri e suggerimenti per un sistema, a suo dire, realmente democratico. Decisi, un po' incuriosito da quel personaggio, di fermarlo per alcuni chiarimenti. «Distribuisco questi fogli in modo che le mie idee abbiano la maggior diffusione  possibile. Come altro posso fare? Prima ho scritto alle redazioni di diverse reti televisive, nazionali e regionali, per partecipare a trasmissioni tipo il "Maurizio Costanzo show". Nessuna risposta. Poi ho scritto questa lettera e l'ho spedita a più giornali perché venisse pubblicata su uno di quegli spazi riservati ai lettori. Ancora niente. Vivo il "chissà se la pubblicano, chissà se mi chiamano" con un senso di soffocamento, come se l'umanità fosse nell'era della comunicazione di massa... ed io non posso farne parte! Il limite che io sento alla mia libertà di espressione è il limite che abbiano tutti. Ecco perché distribuisco questa lettera: per illudermi di essere libero.>> Non potevo ribattere: ciò che diceva era vero. «Manca un canale di comunicazione di massa, un giornale od una rete televisiva di stato, a completa disposizione del cittadino perché possa comunicare al "grande pubblico" ciò che crede importante, opinioni o proposte, perché possa autorappresentarsi. E' un'esigenza, per me, soprattutto da quando ho trovato risposta ad una domanda che mi perseguitava da anni:" Come può un candidato di un partito essere mio "portavoce", se di me, di ciò che sono e penso, lui non saprà mai niente?" Non può! Lui porterà avanti solo le sue convinzioni: a noi elettori non resta che accodarci con il nostro voto, se queste sono simili alle nostre. Anche il partito rappresenta solo grossolanamente L'IO-politico di un simpatizzante, perché livella le differenze che rendono unica ogni persona, in nome solo delle analogie con la linea del partito stesso. Insomma, non ha senso parlare, per come stanno veramente le cose, di democrazia rappresentativa, e neanche di democrazia, finché saremo "costretti" a delegare qualcuno a pensare, parlare, decidere per noi, finché al cittadino non sarà riconosciuto il diritto di poter anche autorappresentare se stesso e le proprie convinzioni attraverso un mass-media.» Incontestabile! «Oggi sono i mass-media il mezzo attraverso cui si realizza la  libertà  di  parola, ma il cittadino comune (che non  è detto abbia  pensieri comuni)  non  ha diritto a libero accesso. E' una "concessione" troppo pericolosa, per "gli uomini del potere". Sanno bene che lottizzando l'informazione si lottizza l'opinione, perché la prima crea la seconda: per questo hanno monopolizzato i più importanti canali di informazione, per evitare, o almeno limitare, il rischio che idee profondamente alternative possano "fare opinione", mettendo in pericolo la stabilità di un sistema che hanno tutto l'interesse a non cambiare. Infatti, dalla Prima Repubblica'' ad oggi, sostanzialmente, non è  cambiato nulla.  » Non riuscivo ad immaginare un'alternativa che si potesse definire veramente rappresentativa e democratica. «Non è corretto parlare di "società di uomini" ma di "uomini in società": intendo dire che qualsiasi  forma di aggregazione  socio-politica vogliamo immaginare, perché funzioni, deve avere in primo piano l'uomo. Qualsiasi sistema si basi sulla concentrazione di poteri ad un'oligarchia è destinato a fallire, perché non adatto all'uomo e alla sua natura. I continui scandali che infangano la nostra classe politica sono la conseguenza di un sistema che non tiene conto dell'egoismo, che esiste ed è presente, in percentuali  diverse,  in  ognuno  uomo.  Non considera che la concentrazione di poteri ad una ristretta cerchia di persone crea, inevitabilmente, occasioni di  illeciti  vantaggi, dal  "favore" alla "tangente", occasioni che piegano, nel tempo, le coscienze "deboli", quelle capaci di nascondersi dietro il paravento del " tengo famiglia". Non possiamo condannare queste persone, perché, solleticate dalle circostanze, hanno agito "seconda natura", vittime del proprio egoismo e di un sistema che non ne ha tenuto conto. Sostituire le persone, quindi, non risolverà il problema. Bisogna coinvolgere il cittadino, perché partecipi al cambiamento, con proposte concrete.  Non dimentichiamo che il popolo è formato da persone che pensano!»

Quell'uomo mi ha regalato una missione.

Avevo in mano importanti spunti di riflessione: 1) Il cittadino non gode della libertà d'espressione, ovvero di comunicazione "alla massa", perché la quasi totalità dei mass-media è lottizzata dai partiti: di conseguenza, non può godere del  diritto ad autorappresentarsi.  2) La "partitocrazia rappresentativa", che caratterizza il nostro sistema, è una "scusa" democratica per legittimare il potere di pochi perché nessuno, meglio di me stesso, può conoscermi e, quindi, rappresentarmi. 3) Qualsiasi sistema si basi sulla concentrazione dei poteri ad una oligarchia, non tiene conto della natura dell'uomo, ed è destinato a fallire. Questi  spunti sono stati il tema di numerosi e accesi dibattiti tra colleghi ed amici, psicologi, sociologi e giuristi, la cui preziosa collaborazione ha reso possibile la creazione di un'alternativa reale e concreta all'attuale sistema politico, un'alternativa che può pacificamente convivere con questo regime il quale, anzi, ne legittima l'esistenza con diversi articoli della sua Costituzione.

 

Il 22 Dicembre 1995 nasce l'Associazione 50.000noi...

...e sintetizza così la sua "filosofia politica" (clicca)

 

Maggio 1998: il n°0 di Futurando (clicca sul volantino per sfogliarlo)....

 

.... e il primo sito internet dell'Associazione (clicca per visitare).

 

Alle elezioni politiche del 2008, l'Associazione tenta senza mezzi

il grande salto e si candida come partito...

...ovviamente senza successo!

Deposita il simbolo (a pag.21) ma non raccoglie le firme necessarie...


 

L'Associazione si toglie i panni di partito e approda, così, all'ultima

e definitiva iniziativa "apartitica" online:

 

www.parlamentopubblico.it

 

"Senza partiti, senza stemmi, senza ideologie.

Qui si entra come cittadini italiani, e basta.

Fuori di qui potremo indossare di nuovo la nostra divisa.

Per chi ne ha una.

Buona democrazia a tutti."

Come partecipare?

 


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